domenica 11 marzo 2012

Rende? Una Ferrari E non trattatela come una “500”

Centro storico, interviene lo chef Napoli «Tutti insieme possiamo renderlo più bello»


Di Lugi Maria Chiappetta su Calabria ora del 10/03/2012 

Se c’è qualcuno che incarna lo spirito del centro storico di Rende senz’altro è lui.
Lassù, tra quei viottoli usciti da una fiaba, ci lavora da più di vent’anni. Delizia con i suoi sapori i palati di tutta
Cosenza, provincia e non solo.
Non è uno di quelli che ha mollato, Tonino Napoli, cuoco del Pantagruel.
Sarebbe stato troppo facile fare le valigie e scendere a valle, verso le “terre promesse” di Commenda e Quattromiglia.
Ha scelto di restare lì, in via Pittor Santanna, dimostrando di essere innamorato per davvero di quel borgo.
E di averci creduto sempre, anche quando nessuno lo faceva più.
Per questo, l’articolo apparso su CO qualche giorno fa non lo ha lasciato indifferente.
Lo incontriamo nel suo “regno”.
Tra un preparativo e l’altro per il pranzo.
Per qualche minuto, via il classico cappellone bianco con cui il “pubblico” è abituato a vederlo.
Va a ruota libera, con la stessa sicurezza che lo accompagna tra i fornelli.
Sembra polemico, ma alla fine non lo è.
«E’ giunta l’ora di dare a questa Ferrari il valore che ha - esordisce, con chiaro riferimento al centro storico - Non deve essere trattata più come una 500».
Il suo pensiero sta tutta in questa metafora.
Con la conseguenza che non gli va proprio giù quando vede il paese bistrattato e bersagliato.
Non lo dice, ma va da sé che il suo discorso voglia essere anche un po’ una replica a chi, attraverso queste colonne, ha voluto denunciare il presunto stato di abbandono della Rende vecchia. Vale a dire, il comitato “U sieggiu”.
«Non è stato messo sul piatto della bilancia tutto ciò che qui è stato fatto di buono negli ultimi dieci anni - spiega - E si è dimenticato, per esempio, che se le scale mobili sono rotte e se palazzo Basile è devastato, la colpa non è dell’amministrazione, ma dei vandali che non hanno rispetto per il patrimonio di tutti. Penso che chi opera nel centro storico, anche i “critici”, debbano unirsi e lavorare per rilanciare l’immagine del borgo».
E Tonino qualche idea ce l’ha già: trasformare il castello, ex municipio, in teatro di iniziative che spazino dalla cultura all’enogastronomia, passando attraverso mostre e fiere dei sapori.
Senza tralasciare l’ipotesi del turismo religioso, perfetta per un paese che vanta quasi dieci chiese.
Un progetto che in effetti ben si sposerebbe con le novità che pare stiano per coinvolgere il centro storico.
Sembrerebbe difatti che il paese sia in attesa del ritorno di almeno un assessorato: quello presieduto da Cesare Loizzo, che nella giunta Cavalcanti si occupa di Spettacolo, Sport e turismo, Affari generali e Marketing territoriale.
C’è dell’altro però: il vecchio cinema Santa Chiara, in fase di ristrutturazione,s’appresta a diventare di nuovo patrimonio del centro storico.
Lavori in corso anche al Maon e al Museo civico: il primo, addirittura, starebbe per ricevere 250mila euro, per effetto di un finanziamento voluto e richiesto dal capogruppo del Pd alla Regione Sandro Principe. Sperando, un giorno, di poter collegare le due strutture tramite un ponte “sospeso”.
Per il momento, Napoli ci anticipa che, a maggio, sarà la volta di una fiera-mostra di vini calabresi.
Dopo la primavera c’è l’estate.
E chissà che, come da lui auspicato, non si possa far tornare in vita la kermesse “Aspettando il settembre rendese”.
Tutti, insomma, ingredienti irrinunciabili per la ricetta che il signor Pantagruel ha in mente: dare il suo contributo affinché Rende possa entrare a far parte dell’associazione “I borghi più belli d’Italia”.
Cosa impossibile, sostiene lui, se «si continua a parlar male di questa realtà, facendola passare per un posto irraggiungibile e invivibile quando non lo è».
Perciò bando al pessimismo «di quei pochi che finora l’hanno denigrato» e largo all’atteggiamento propositivo. «Una cosa è certa - conclude Napoli - L’impegno dei politici rendesi, che hanno avuto una visione lungimirante e riformista, hanno proiettato la città in una visione europea.
E ora, con la consapevolezza che bisogna rilanciare questi vicoli, Principe e Cavalcanti sapranno dare le giuste risposte».

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