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venerdì 5 ottobre 2012

«Non chiamatemi rottamatore»

L'ex sindaco parla dello stato di salute del Pd, i "guasti" delle preferenze e degli errori del passato

Salvatore Perugini spiega perché ha scelto Renzi, oggi in arrivo in città

Intervista di Maria Francesca FortunatoSalvatore Perugini sul quotidiano della Calabria del 05/10/2012




martedì 29 novembre 2011

«Il piano di rientro non va»

Lo denunciano Principe e Pacenza: troppe critiche al tavolo Massicci

Di Saverio Paletta su Calabria ora del 29/11/2011

«Non siamo disfattisti», ha dichiarato Franco Pacenza, l’ex consigliere regionale, Ds prima Pd poi, durante
la conferenza stampa svoltasi ieri mattina all’Hotel San Francesco, uno dei “santuari” del socialismo rendese.
Non a caso, assieme a Pacenza c’era Sandro Principe, il capogruppo democrat a palazzo Campanella,
a denunciare il brusco stop che il piano di rientro per la Sanità regionale ha subito dal tavolo Massicci.
Non sarà bocciatura, visto che Scopelliti ha tentato venerdì scorso di correre ai ripari con il varo di un decreto (il 120/2011), ma poco ci manca.
«Il primo rilievo che emerge dall’ultimo tavolo Massicci è che il debito storico non è stato certificato», ha proseguito Pacenza.
Quindi del “buco”, anzi della voragine su cui tutti, dal 2010 in poi, hanno dato i numeri (a quanto pare senza azzeccarli) si sa ancora poco.
E non finisce qui.
Perché se è già difficile capire di quanto rientrare se non si conosce il deficit, non riuscire a mantenere troppo
la spesa corrente, che vuol dire altri debiti, è una tragedia, almeno a sentire Pacenza.
«Il calo dei debiti negli ultimi tre anni è stato troppo basso», ha insistito il big di Corigliano.
E sarebbe, a sentir lui, un “taglio” che sa di bluff: «Nel 2010 siamo scesi di 67 milioni. Questa somma è il prodotto di due elementi: la riduzione della spesa farmaceutica e il blocco del turn over nel personale».
Come a dire tanti sacrifici per nulla.
Già perché i 950 e rotti milioni di premialità, di cui si parla da oltre un anno «non sono stati sbloccati».
Al danno si aggiunge la beffa.
Infatti, ha incalzato Pacenza, «mentre il Lazio e la Campania, commissariati anch’essi, hanno ottenuto i residui, noi abbiamo solo avuto la possibilità, lo scorso luglio, di contrarre un mutuo di 398 milioni, con una rata annuale di 30 milioni che peserà per due lustri sulle spalle dei calabresi».
Si consideri tutto ciò e si pensi che il tempo stringe: «Il dibattito in consiglio regionale riprenderà venerdì
prossimo», ha ribadito Principe, ma «il piano di rientro scadrà il 31 dicembre».
In questa data dovrebbe chiudersi il ciclo iniziato da Loiero a dicembre 2009.
Il piano, secondo i dati forniti dai due dirigenti del Pd: «È arrivato ai due terzi di avanzamento», quando dovrebbe essere quasi concluso.
E non è avanzato nemmeno bene, «visto che lo Stato e il tavolo Massicci hanno impugnato diversi provvedimenti normativi della Regione», ha proseguito Principe.
Che non ha rinunciato a una delle sue sortite classiche: «Se fallisse la Sanità fallirebbe pure il regionalismo. Noi daremo il nostro contributo per scongiurare questo rischio. Certo, dall’altra parte abbiamo visto comportamenti istituzionali non corretti. Ma noi pensiamo prima alla Calabria».

giovedì 24 novembre 2011

La Calabria deve fare di più ma c'è bisogno dello stato

Lettera al neopremier Mario Monti scritta da Sandro Principe, capogruppo Pd al consiglio regionale calabrese, pubblicata su Calabria ora del 24/11/2011

mercoledì 23 novembre 2011

Principe scrive a Mario Monti

Una lettera per “ricordare” al premier le annose questioni calabresi

Di Antonio Cantisani su Calabria ora del 23/11/2011

 L’autocritica ma anche l’appello affinché la Calabria non sia dimenticata dallo Stato. Accorata lettera del capogruppo del Pd alla Regione Sandro Principe al neo presidente del Consiglio Monti. La premessa di Principe: «È mia sincera convinzione che i ritardi della Calabria sono dovuti, anche in modo rilevante, ai limiti di direzione politica e istituzionale della nostra Regione e del nostro sistema delle autonomie locali».
Ma Principe evidenzia anche i limiti dell’azione che Roma finora ha svolto per la Calabria: «Se la nostra autostrada non ha caratteristiche europee; se l’alta velocità si ferma a Battipaglia; se la linea ferroviaria tirrenica non viene neanche fatta oggetto di interventi per velocizzarla (anzi vengono soppressi treni a lunga percorrenza, ultimamente in numero di 21); se la linea ferroviaria ionica è ancora a binario unico; se il porto di Gioia Tauro, vera e propria eccellenza calabrese, viene abbandonato a se stesso; se le nostre contrade non sono sicure in ragione della presenza di una potentissima delinquenza organizzata, non può cadere in dubbio -
prosegue il capogruppo regionale del Pd - che tutte queste situazioni, e altre ancora, sono di competenza dello Stato e pertanto è da attribuire alla sua responsabilità la condizione in cui versano».
Principe passa quindi alla proposta: «Con infrastrutture antidiluviane e senza sicurezza chi avrà il coraggio di investire in Calabria? Lo sfruttamento turistico delle nostre bellissime coste e dei nostri monti, la commercializzazione dei nostri prodotti, l’auspicabile creazione di un tessuto produttivo, grazie anche alla ricerca che si produce nelle nostre università, è pensabile senza investimenti nelle infrastrutture?».
«È significativo - aggiunge nella lettera a Monti - che il governo da lei presieduto mostri di condividere questa tesi: in tal senso, penso, vada interpretata la decisione di affidare a un solo dicastero la cura delle politiche per lo sviluppo economico e il potenziamento delle infrastrutture E a proposito di tessuto produttivo, nel Mezzogiorno e in Calabria è proprio fuori luogo pensare a sgravi fiscali e contributivi per le imprese, elargiti se le stesse fanno investimenti normali e in ricerca e procedono all’assunzione di giovani?».
A parere di Principe «il prestigio» di cui gode in Europa permetterà a Monti «di negoziare l’autorizzazione della  Ue ad adottare un provvedimento di questa natura, che aiuterebbe molto la coesione territoriale. Signor presidente, la classe dirigente calabrese a tutti i livelli deve fare fino in fondo la propria parte, deve mettercela tutta, ma la Calabria ha bisogno dello Stato. L’Italia deve tornare a crescere. Saprà farlo grazie ai provvedimenti che adotterà il governo da lei presieduto, che certamente mireranno anche a far crescere il Mezzogiorno e la nostra Calabria».
Principe conclude: «La presenza nel suo governo di un ministro per la coesione territoriale è un buon segnale; ma per raggiungere una effettiva coesione sull’intero territorio nazionale sarà necessario avviare a soluzione anche le annose questioni menzionate».