lunedì 6 febbraio 2012

A ben donde l'on. Sandro Principe è preoccupato

Nell'articolo di Antonio Cantisani su Calabria ora del 1/2/2012 dal titolo Principe accusa: sarà un massacro inteso naturalmente come quello del territorio, il capogruppo alla regione Calabria in quota Pd esprime tutta la sua preoccupazione per il cosiddetto “Piano Casa 2” dichiarando che «Il centrodestra vuole far passare il cosiddetto “Piano Casa 2” per un provvedimento in grado di rilanciare il settore edilizio e l’economia calabrese, poiché esso consente un aumento generalizzato della volumetria oggi esistente pari al 20%. Si tratta di una misera illusione, in quanto questa legge, per le sua farraginosità, sarà di difficile attuazione e, comunque, ove mai essa producesse l’effetto voluto, ciò comporterebbe un vero e proprio massacro del territorio e, dunque, un esito catastrofico per l’economia calabrese poiché si darebbe un colpo finale al turismo regionale».
E ha ben donde di essere preoccupato l'on. Sandro Principe, poiché basta vedere come qualche persona nel centro storico di Cosenza abbia iniziato un suo personalissimo  “Piano Casa 2” trasformando nel già fragile centro storico di Cosenza i suoi balconi in "giardini d'inverno"


 Figurarsi gli abusi se dovesse passare la legge.

sabato 4 febbraio 2012

La senatrice si dà ai libri e racconta la lotta delle donne

di Maria Dora De Caria su Calabria ora del 4/2/2012

“Care ragazze. Un promemoria”, è il titolo del libro della senatrice Vittoria Franco, presentato ieri nella sala Tokio del Museo del presente di Rende.
Un evento al quale hanno partecipato, oltre all’autrice ovviamente, il sindaco Vittorio Cavalcanti, il consigliere regionale del Pd, Sandro Principe, l’assessore al Welfare del Comune di Rende, Maria Francesca Amendola, la docente di Storia della filosofia dell’Unical, Giuliana Mocchi e Cinzia Gardi, giornalista nonché moderatrice dell’intero evento.
La donna, i suoi orizzonti e soprattutto la sua importanza.
Di questo ci parla questo libro, particolare, che ricorda i passi importanti svolti dal ruolo della donna nel tempo, ma soprattutto sottolinea l’importante giornata del 13 febbraio 2011, in cui le donne sono scese
in piazza con orgoglio a rivendicare i loro diritti.
«Ho sentito il bisogno di scrivere questo libro - afferma l’autrice - perché mi sono accorta che il mio orizzonte non era più sufficiente, perché era come se qualcosa mi stesse portando indietro, ad orizzonti già passati e conquistati. Per questo credo che bisogna costruire orizzonti nuovi per le donne, senza ovviamente perdere quelli già conquistati».
Inoltre, a ribadire l’importanza della figura femminile, è stato anche il sindaco Cavalcanti, che, dopo essersi
complimentato con l’autrice, ha affermato come questo libro metta in risalto il ruolo delle donne, dopo un periodo in cui l’immagine di quest’ultima è stata “violentata” da varie circostanze che di certo la donna non poteva accettare e sicuramente meritare.

“Io e il boss: quando da piccoli giocavamo assieme”

di Fabrizio d’Esposito sul fatto quotidiano del 04/02/2012

Nino D’Angelo racconta e mima. Si stende sul divano di casa sua, con le mani dietro la testa, e rivela: “Le nostre case erano nella terra dell’aeroporto. Io e lui scavalcavamo il filo spinato e ci coricavamo sull’erba per guardare in cielo. Ci facevamo “passare” i Boeing addosso. Era uno spettacolo”. Sulla Cassia a Roma cadono fiocchi enormi di neve. Il cantautore napoletano, l’ex caschetto biondo padre di tutti i neomelodici, è reduce dalla prima nella Capitale del suo nuovo spettacolo: “C’era una volta... un jeans e una maglietta”, all’Ambra Jovinelli fino al 12 febbraio. La scena che sta descrivendo risale a quasi mezzo secolo fa. Nino è un
bambino che vive a Casoria, appena oltre l’ultimo quartiere a nord di Napoli, San Pietro a Patierno. La terra dell’aeroporto di Capodichino. “Io e lui”: due ragazzi di strada. Da grandi uno diventerà cantante, l’altro boss di camorra.
Vi siete più rivisti?
Quattro o cinque anni fa dal barbiere a Capodichino, come due clienti normali. Parlammo del Napoli, poi lui
mi chiese delle canzoni scritte dai camorristi in carcere. Allora ero direttore artistico della festa di Piedigrotta. Io selezionavo i testi, ma senza sapere dichi fossero, tutti in forma anonima.
Anche lui aveva scritto una canzone?
No, ma voleva sapere perché nessuno di questi testi avesse superato la selezione.Io gli risposi che tutti i detenuti scrivono la stessa cosa.
Cioè?
N’auciello che vola, un uccello che vola, è l’immagine più ricorrente. Ma tutti si credono di avere scritto una cosa originale. Lui continuava a parlare e io mi distraevo guardandolo, andavo con la testa al passato.
Le corse all’aeroporto.
E le partite a pallone nel nostro caseggiato di palazzine. Eravamo fortissimi tutti e due. Io mezza punta e lui mediano. Ritornando alla sua vita di boss, ricordo che gli chiesi: “Tu queste cose da piccolo non le facevi. Perché adesso sì?”. La sua famiglia campava normale, brava gente.
Che cosa rispose?
Voleva avere le stesse possibilità degli altri: comprarsi la macchina, permettersi il lusso. Mi diede l’impressione di un ribelle, persino di un comunista. Un ribelle con le risposte sbagliate. Andai a casa e composi una canzone al pianoforte, che oggi fa parte del mio ultimo album, “Tra terra e stelle”.
Da allora?
L’hanno ammazzato, l’ho saputo dal telegiornale. Mi è dispiaciuto, perché la morte non si augura a nessuno.
Il tuo primo 45 giri è la storia di uno scippatore. Un delinquente minorenne che ruba per sfamare la famiglia e alla fine viene perdonato dalla signora scippata e dai carabinieri.
Bisogna sempre distinguere tra guagliune e mieza ‘a via e guagliune ‘e malavita. Ragazzi di strada e ragazzi di malavita. I primi camminano su un filo, possono sbagliare perché non hanno alternative. I secondi sono persi.
Da ragazzo di strada ti sei salvato.
Sono stato fortunato a incontrare persone che mi hanno spronato a cantare. Una di queste, avevo tredici anni, un giorno tracciò una linea bianca per terra e mi diede i soldi per non superarla.
Che c’era dall’altra parte?
La delinquenza, la camorra. Il male non si gestisce mai, figuriamoci a quell’età. E solo oggi che vivo bene, che sono sazio, comincio a capire le ingiustizie di allora.
La malavita, come racconti nel tuo spettacolo, una sorta di signor N sulla tua carriera, l’hai solo cantata.
Erano gli anni Settanta e la fine del festival di Napoli fece sparire la canzone classica. Si sopravviveva con testi
che gli autori scrivevano copiando i titoli della cronaca nera, da “Calibro 9”a“Cella 17”
Si “facevano ”i matrimoni per guadagnare all’inizio.
In un giorno cantavo anche a dieci matrimoni. Sì, capitavano banchetti di camorristi, ma questo lo capivo dopo. Erano gli impresari a dirmi dove andare e io andavo.
Il tuo caschetto biondo è stato il capostipite dei neomelodici.
Poi io ho sviluppato un’altra strada, i neomelodici invece sono finiti già dieci anni fa. Spremuti e usati.
Anche oggi che sei stato sdoganato dalla critica nelle tue canzoni c’è l’ossessione dei ragazzi che sbagliano.
Quando lo Stato non c’è, la camorra diventa un’assistente sociale. E se qualcuno commette un’illegalità, lo Stato molte volte fa finta di non vedere perché sa di avere torto. Ci vorrebbero 500 mila Saviano per denunciare e abbattere il Sistema.
Mario Merola, di cui sei stato “figlio”ribelle, disse che sei andato via da Napoli perché non avevi le palle per dire di no a qualcuno.
Lasciamo stare Merola. Io sono scappato perché una mattina la camorra mi ha sparato sui vetri di casa e mi sono sentito offeso.
Quando è successo?
Dopo il primo Sanremo, nel 1987. Mia moglie andò subito a denunciare tutto.
Che volevano?
Erano cani sciolti, volevano soldi. Mia moglie, coi nostri figli, si trasferì a Roma. Ma io, cinque giorni alla settimana, vivo a Napoli. Non posso fare a meno di questa città e non mi sono mai messo paura.

venerdì 3 febbraio 2012

«La piscina del parco deve entrare in funzione»

Dopo la risposta dell'assessore Carmine Vizza in merito alla questione della piscina nel parco fluviale nel centro storico di Cosenza risponde a sua volta Marco Ambrogio consigliere al comune di Cosenza in quota Pd sulle colonne di Calabria ora del 3/2/2012

«La piscina del parco deve entrare in funzione»

Un pressing sul sindaco Occhiuto arriva anche dalle fila del Pd.
Oggetto del contendere è, stavolta, la piscina in corso di realizzazione nell'ambito del parco acquatico.
A chiedere lumi sul mancato funzionamento dell'opera è il consigliere Marco Ambrogio, il quale lamenta, innanzitutto, di non ricevere adeguate risposte alle sue interrogazioni.
«Tale impianto - ricorda Ambrogio - fu inaugurato a conclusione lavori alla fine della scorsa legislatura», perciò i fondi sufficienti a renderlo attivo si potrebbero recuperare da interventi «meno importanti» per la collettività.
Oltretutto i ritardi rischiano di aggravare, secondo Ambrogio, «la già preoccupante situazione diffusa di vandalismo che sta facendo diventare la struttura un luogo di dormitorio per senza tetto».

Problema perdita d'acqua risolto

Problema risolto, in pochi giorni, al centro storico di Cosenza dove grazie a una tubatura colabrodo sita in salita Liceo, vi era stato dopo una pioggia torrenziale, una cascata d'acqua che aveva provocato disagi a commercianti e residenti.

mercoledì 1 febbraio 2012

Principe accusa: sarà un massacro

Piano Casa, il capogruppo Pd contro il centrodestra: «Territorio a rischio»

di Antonio Cantisani su Calabria ora del 1/2/2012

«Immemori dei tragici errori del passato si continua a sbagliare modello di sviluppo, con scelte che evidenziano limiti culturali nell’affrontare problematiche complesse».
La legge regionale sul Piano casa proprio non va giù al capogruppo del Pd Sandro Principe, che ribadisce le aspre critiche al provvedimento già espresse nel dibattito in Consiglio: «Il centrodestra vuole far passare il cosiddetto “Piano Casa 2” per un provvedimento in grado di rilanciare il settore edilizio e l’economia calabrese, poiché esso consente un aumento generalizzato della volumetria oggi esistente pari al 20%.
Si tratta di una misera illusione, in quanto questa legge, per le sua farraginosità, sarà di difficile attuazione e, comunque, ove mai essa producesse l’effetto voluto, ciò comporterebbe un vero e proprio massacro del territorio e, dunque, un esito catastrofico per l’economia calabrese poiché si darebbe un colpo finale al turismo regionale».
Principe scende dei dettagli: «Per rendere comprensibile le conseguenze che potrebbe causare questa legge, si provi per un attimo ad immaginare una città in cui ogni palazzo, mediamente composto da venti appartamenti,
si espande del 20% e poco importa se questa crescita avviene operando sul corpo originario o edificando addirittura un corpo aggiunto di 4 appartamenti, per restare nell’esempio. Ci troveremmo di fronte a mostri architettonici e allo sconvolgimento del disegno urbano delle città, mentre la Calabria ha bisogno di interventi di razionalizzazione, di demolizione, per ricreare un tessuto urbano gradevole e funzionante, e di recupero e riuso dei centri storici. Invece di tutelare il territorio e il paesaggio – aggiunge il capogruppo democrat - lo si massacra definitivamente, senza preoccuparsi né del dissesto idrogeologico, né del rischio sismico, giacchè gli
interventi previsti dalla legge si potranno eseguire tramite “Scia” e, quindi, senza il preventivo controllo dei tecnici comunali e regionali. Inoltre, si delega la responsabilità della salvaguardia e della tutela del territorio solo ai Comuni, che sono soggetti più deboli dell’autorità regionale, in quanto solo le municipalità, con delibera di Consiglio comunale, possono escludere porzioni del territorio dal prevedibile massacro legalizzato perpetrabile attuando il provvedimento. Si ripete l’errore commesso negli anni 60 e 70, allorchè l’assenza di un programma urbanistico regionale, consentì ai Comuni di cedere alle lusinghe della speculazione edilizia, con gli effetti nefasti prodotti all’ambiente e al paesaggio che ci è dato di osservare».
Principe ripercorre le tappe del provvedimento e le proposte che il gruppo del Partito democratico ha avanzato prima della discussione in aula, evidenziando poi tutti i punti critici del testo varato dall’Assemblea: «Abbiamo inutilmente sostenuto che il Piano Casa avrebbe potuto produrre effetti benefici sull’economia regionale ed interventi non invasivi e deturpanti il territorio, limitando l’aumento volumetrico del 20% agli edifici unifamiliari e bifamiliari, con un volume non superiore a 1000mc e consentendo la demolizione e ricostruzione di edifici residenziali, con l’attribuzione di un premio volumetrico pari al 35%. Si constata la sostanziale inosservanza del Decreto Sviluppo, poiché invece di combattere il degrado lo si produce e, inoltre,
gli interventi previsti dalla legge possono avvenire in deroga alle altezze ed alle distanze previste dagli strumenti urbanistici e dai regolamenti comunali vigenti. A voler tacere la stranezza che il provvedimento, di chiaro contenuto urbanistico, è stato predisposto dal dipartimento dei Lavori pubblici. Attesa, infine, la impermeabilità della maggioranza a recepire ogni responsabile proposta migliorativa del testo, non ci resta che investire della problematica la presidenza del Consiglio dei Ministri, perché - conclude il capogruppo del Pd
in Consiglio - valuti la eventualità di assumere iniziative di sua competenza».

«Che fine ha fatto la piscina di Donnici?»

di Luigi Maria Chiappetta su calabria ora del 01/02/2012

Una piscina bell'e pronta da otto anni e non ancora inaugurata.
Il consigliere comunale del Pd Marco Ambrogio non ci vede affatto chiaro e si chiede il perché di tanto ritardo.
Lo fa attraverso un interrogazione indirizzata al sindaco Mario Occhiuto e al presidente del consiglio comunale Luca Morrone.
«Da otto mesi - si legge nel documento - è stata oramai completata l'opera pubblica relativa alla piscina comunale coperta del parco acquatico, e ancora non si capisce il motivo della mancata attivazione della stessa privando così, da una parte i tanti cittadini delle zone a sud della città frazioni comprese (considerato che la struttura si trova a poche centinaia di metri  dai territori di Donnici inferiore e Sant'Ippolito) che ne aspettano desiderosi l'inaugurazione, dall'altra parte l'aspettativa lavorativa di qualche giovane inoccupato che, una volta entrata a regime, l'opera potrebbe impiegare».
Ambrogio, infine passa all'attacco:  «La nuova amministrazione non ha perso tempo - conclude - appena insediata, di sbandierare la promozione di quella parte della città come il Parco fluviale, spendendo anche somme ingenti in spettacoli musicali, tralasciando poi di provvedere semplicemente alla messa in funzione di un opera di pubblica utilità già ultimata.»
(lumac)