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venerdì 16 dicembre 2011

Maria De Filippi NOSTRA SIGNORA DEI TURPI

Di Carlotta Vissani su il fatto quotidiano del 16/12/2011

FARE UNA COSA o non farla in questa trasmissione ha un senso.
Sai quello che devi dire e che si aspettano che dici.
Non c’è amore se non è inquadrato l’amore».
Si può sempre spegnere la TV, consiglia una delle voci nate dalla penna di Emanuele Kraushaar.
«Certo», giunge pronta la risposta, «è un modo come un altro per suicidarsi».
Conta solo ciò che accade dentro la scatola nera.
Se decidi di presentarti alla Redazione di Uomini e Donne a Cinecittà bada bene di non aver nulla di sensato da dire ché l’autenticità emotiva e la cultura sono un ostacolo.
È tutto teatro di serie zeta, rappresentazione fasulla.
A Uomini e Donne si va per diventare qualcuno, per rimorchiare, per fare le esterne con i tronisti, per essere riconosciuti in strada.
Alla corte del vuoto cosmico accorrono anche quelli a cui non interessa essere la scelta finale perché è meglio esser trattate male «così poi mi eliminano ma se piaccio al pubblico dello studio, di casa e a quello internet, Maria mi sceglie per fare la tronista.
Poi se ho successo sui giornali riesco forse ad agganciare un calciatore o il figlio di qualcuno che lavora in tv».
D’altronde nulla dies sine Maria, presenza angelica che nel nome racchiude profumo di miracolo.
Seduta sui gradini, impenetrabile, in mezzo a fedeli opinionisti pagati per scannarsi, osserva, ascolta, ammicca ma non interviene per sedare le diatribe, non esprime opinioni.
Quando capita suona come verbo sacro.
Il successo – effimero, triste e disperato – passa dai suoi capelli biondi e attraverso la erre moscia.
Quanti se la ricordano nel ’92, timida e inesperta, condurre le prime puntate di Amici al posto di Lella Costa?
Nessuno immaginava, forse solo Costanzo, che sarebbe stata lei a rivoluzionare il significato dello stare dentro
la TV con tutto il corpo e nessun messaggio se non l’idea che scendere da quelle scale con una rosa in mano, o attendere appollaiata sul trono come un’ape regina, equivalga a poter ingrassare il portafoglio grazie alla stupidità.
Anche vent’anni fa era riservata e mai ingombrante, la parola lasciata a terzi, ma erano ragazzi in jeans e scarpe da tennis che avevano voglia di confrontarsi su famiglia, amore, amicizia, paure e speranze.
Oggi l’eldorado di molti è un passaggio su Mediaset fatto di tacchi e labbra a canotto, pelle cotta dalle lampade e camicia aperta sul petto depilato.
Il romano trentenne Kraushaar, terzo tassello della collana Iconoclasti curata da Giulia Belloni, confeziona 110 frammenti brevi – dialoghi, pensieri, resoconti fulminanti – sul mostro mediatico che ha cambiato il modus
pensandi di milioni di persone.
Gente che ha presto capito che una manciata di minuti sullo schermo può fruttare più di una vita di sani principi e sacrifici e che un cervello spento, essendo innocuo, può voler dire soldo facile.
Emanuele Kraushaar, Maria De Filippi, Alet, pagg. 140, € 10,00

giovedì 1 dicembre 2011

Piaceri e regali, ecco chi sono i compari di Calabria

Il consiglio regionale di Scopelliti ha il record degli arrestati per mafia

Di Enrico Fierro su il fatto quotidiano del 1/12/2011

’Ucumpari du cumpari, è tu cumpari. La filosofia di Francesco Morelli, il potentissimo consigliere regionale del Pdl-Scopelliti presidente, sta tutta in questa frase scandita qualche anno fa davanti alle telecamere di Annozero. Avevano ammazzato Franco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale, e fortissimi sospetti gravavano sull’uomo che gli subentrò, Mimmo Crea. Fu in quella occasione, abbracciando e baciando in modo plateale Crea, che Morelli dettò a tutta l’Italia la sua filosofia. Siamo una cosa sola, anche compare Mimmo, che oggi è in galera per mafia. Cose di Calabria, dove, a dar credito a un altro “esperto”, Roberto Moio,pentito di mafia, “la ‘ndrangheta è la politica e la politica è la ‘ndrangheta ”. Franco Morelli, secondo degli eletti nel Consiglio regionale con 16 mila voti, è un uomo di Peppe Scopelliti, il giovane governatore dj della Calabria. Grazie agli uomini che ha voluto nelle sue liste e che ha portato al governo della Regione, il Consiglio regionale calabrese è oggi quello con la più alta percentuale di onorevoli arrestati per mafia.
SANTI ZAPPALÀ, medico e supervotato pure lui nelle liste Pdl-Scopelliti, lo hanno ammanettato l’anno scorso perché andava in pellegrinaggio a casa del boss Pelle a chiedere voti. Franco Morelli è finito in galera ieri. Era il politico di riferimento della famiglia Lampada, calabresi trapiantati a Milano. Se li ricordano ancora al quartiere Archi di Reggio quando gestivano una scalcinata macelleria. Poi i Lampada trovarono in  Lombardia la loro America, con le slot-machine truccate, una miriade di bar, ristoranti e imprese. Riciclavano i soldi di Pasquale Condello, ‘o Supremo, e dei Tegano. Ma volevano arrivare in alto, a gestire il business del gioco in tutto il Nord, e a mettere le mani sui cantieri Expo, per questo serviva la politica. Franco Morelli era il loro uomo. Ex democristiano, consigliere regionale da anni, legatissimo a Gianni Alemanno e all’ex governatore di centrodestra Giuseppe Chiaravalloti, numero due dell’Autorità delle Telecomunicazioni. L’uomo giusto. Che presenta i Lampada ad Alemanno. Siamo alla vigilia delle elezioni del 2008, in quel periodo il sindaco di Roma è ministro dell’Agricoltura e Morelli organizza un evento elettorale al Café
de Paris, in via Veneto. Mai location fu più indicata.Il caffè della dolce vita era allora nelle mani degli Alvaro di Sinopoli, altra ‘ndrangheta, altri compari. Entusiasta per l’accoglienza calorosa, Alemanno impugna il microfono e parla. “Ringrazio il gruppo Lampada, noti industriali calabresi trapiantati a Milano”. Giulio, rampollo della famiglia, se la ride al telefono con un suo amico quando racconta la giornata: “E noi eravamo lì,in un angolino che gli alzavamo la mano, tipo cià, cià”. Il sindaco di Roma non è indagato, precisano i magistrati milanesi.
L’INGENUITÀ non è ancora reato, ma è una colpa grave per un uomo politico che in quel momento aveva addirittura responsabilità ministeriali. “Che Alemanno –scrive il gip –non avesse idea alcuna di chi fossero in realtà i Lampada, conta poco o nulla. Quello che conta è che il gruppo mafioso riesca ad accedere ad alcune relazioni personali di favore”. “Eravamo la Reggio bene”, dice raggiante Giulio Lampada. Perché lui e la sua famiglia avevano bisogno come il pane di relazioni eccellenti. Quella col giudice Vincenzo Giglio, magistrato di democratici sentimenti (ha la tessera di Md) e responsabile dei sequestri dei beni mafiosi, è vitale. Il giudice fa
l’informatore, cerca di capire a che punto sono le indagini sui Lampada e sui loro protettori politici che il capo dei Ros di Reggio, il colonnello Valerio Giardina, e un giovane pm, Giuseppe Lombardo, stanno portando avanti. In cambio riceve amicizia politica dall’onorevole Morelli. “Mia moglie –scrive in un sms al consigliere – fa parte della piccola schiera di persone cui piace lavorare molto . . .”. Chiede un posto per la signora, un incarico di prestigio, ma “fortemente operativo”. E lo ottiene. La consorte viene nominata commissaria straordinaria dell’azienda ospedaliera di Vibo Valentia, un carrozzone dove la ‘ndrangheta comandava tutto. Posti, appalti e forniture. Un bengodi che continuò, si legge nella relazione di scioglimento per mafia, anche
nel periodo in cui la Asl è stata gestita da Alessandra Sarlo, la moglie del magistrato. Che oggi, grazie agli appoggi di Morelli e ai buoni rapporti con Scopelliti, è dirigente generale del “settore controllo strategico”della Regione.Morelli subentra nel rapporto con i Lampada, dei quali è socio e dai quali riceve un bonus di 50 mila euro, quando si allentano i legami con un altro politico calabrese. Si tratta di Alberto Sarra, nominato dal
governatore Scopelliti, sottosegretario della giunta regionale.“È un esponente politico che può vantare incarichi utili per qualsiasi consorteria mafiosa”, non è indagato, precisano i magistrati, ma ha “contatti consapevoli ed evidenti con esponenti della ‘ndrangheta e costituisce uno dei terminali dei Lampada”. Quando le indiscrezioni sui suoi rapporti con i “milanesi”si fanno insistenti, si fa da parte e subentra Morelli. “Politico spregiudicato che cerca i voti della ‘ndrangheta, il grimaldello che consente ai Lampada di entrare nel grande mondo della politica e delle istituzioni”. Siamo tutti compari in Calabria.